biografia

Amerigo Schiavo

Il racconto di un talento artistico innato, di una personalità riservata e di una dedizione totale all’arte, che ha lasciato un’impronta duratura nel mondo dell’arte.

Una versatilità sperimentata fra pittura, arte grafica e scenografia che, al di là delle tecniche utilizzate, è la forma esteriore di un’inconsueta intuizione fantastica.

biografia

Un talento d'infanzia

Amerigo Schiavo nasce nel luglio del 1963, a Salerno. Cresce a Battipaglia, un piccolo paese del sud italia, dove trascorre un’infanzia tranquilla e serena con la madre Ada, il padre Carlo, le sorelle Rossella, Cinzia, Almerica, Elviranina e il fratello Francesco. Sin da bambino manifesta una profonda propensione per l’arte, una passione che avrebbe poi plasmato il corso della sua vita, rivelandosi presto una vera e propria vocazione, una forma di espressione che gli permette di comunicare un universo interiore caotico e immaginario, caratterizzato da visioni inedite del mondo.

L'esperienza all'Accademia

Dopo aver concluso gli studi superiori presso il Liceo Artistico di Eboli, decide di ampliare i suoi orizzonti artistici trasferendosi a Roma per approfondire gli studi di scultura presso l’Accademia delle Belle Arti. Questa decisione segna un punto di svolta nella sua carriera e gli permette di incontrare e interagire con personalità dell’arte che avranno un impatto significativo sulla sua vita e sulla sua espressione artistica, a cominciare dai suoi Maestri d’Accademia Emilio Greco, Gian Paolo Berto, Nato Frascà. Le amicizie che si sviluppano in questo contesto si rivelano fondamentali per la sua crescita artistica, contribuendo alla creazione di opere sempre più significative e personali, che guadagneranno l’apprezzamento degli esperti d’arte e del pubblico.

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L'amicizia con Guttuso

Tra gli incontri importanti della vita di Amerigo Schiavo, c’è quello con il Maestro Renato Guttuso, uno dei più importanti e affermati pittori italiani del XX secolo. Un incontro che ebbe un profondo impatto sulla visione artistica di Amerigo, aprendogli nuove prospettive e spingendolo a esplorare ulteriormente i confini dell’arte. Guttuso divenne non solo un mentore per Amerigo, ma anche un amico da cui ricevette un sincero sostegno al suo percorso artistico, come testimoniato dal rapporto epistolare che i due instaurano.

Amerigo Schiavo vive l’ambiente romano per circa un decennio. Sono gli anni più significativi e fertili del suo percorso esistenziale, gli unici in cui sentirà di aver vissuto pienamente, come egli stesso affermerà in seguito.

Il ritorno a Battipaglia

Nel 1985, in seguito a un forte momento di depressione, decide di far ritorno a Battipaglia. La solitudine e l’isolamento che la vita di provincia gli offrono contribuiscono però ad amplificare la sua depressione.  

Lontano dal fermento culturale e artistico della Capitale, Amerigo Schiavo vive un periodo di grande solitudine e isolamento, che contribuiscono ad aggravare la sua condizione psicologica e fisica.

La pittura diventa evasione dalla realtà, ma anche spietata rappresentazione di un’interiorità tormentata, disordinata e confusa, imprigionata in un corpo consumato dalla malattia e dalle droghe.

Amerigo Schiavo non smise mai di dipingere. Tutta la sua ultima produzione divenne il riflesso di una lotta interiore, la testimonianza straziante di una mente consumata dal peso del dolore, di una vita segnata dalla perdita che cerca disperatamente e coraggiosamente di sopravvivere alle tenebre.

biografia artistica

Ricerca ed espressione

La produzione pittorica di Amerigo Schiavo si inserisce nel filone del neo-espressionismo. La sua pittura costituisce un diario di bordo esistenziale, e ci racconta il calvario di una profonda ricerca spirituale e identitaria. Nelle sue opere non c’è prospettiva, nè profondità, tutto viene portato in superficie attraverso un uso esasperato del colore, che non lascia spazi vuoti sulla tela.

Il binomio
arte-vita

Attraverso la pittura Amerigo scrive e riscrive la sua vita, in un’operazione introspettiva che renderà la figura dell’artista indistinguibile da quella dell’uomo, in un binomio costante arte/vita. Caratterizzata da violenti cromatismi, la sua arte agisce sull’autore come sull’osservatore, trascinato in un magma di emozioni, impressionato da macchie di colore. La sua pittura è schiaffo e riparo ed è espressione della dimensione di incomunicabilità e del forte senso di precarietà a cui è relegato l’uomo moderno, che egli stesso vive.